Euro 4, 5 o 6: quale 500 scegliere?

Quando si valuta una Fiat 500 (2007–2024) a benzina, la distinzione tra euro 4, euro 5 ed euro 6 viene spesso liquidata come un dettaglio tecnico. In realtà è uno degli elementi che incidono di più sulla scelta. Non perché cambi la meccanica, che resta sostanzialmente la stessa lungo tutta la produzione, ma perché cambia il modo in cui la 500 si colloca oggi: nell’uso quotidiano, nelle possibilità di circolazione e, per le prime serie, anche nella prospettiva storica.

TESTI: Bottega500
FOTOGRAFIE: Stellantis Media

Le Fiat 500 euro 4 — prodotte nel biennio 2007–2008 — non vanno lette come semplici versioni “più vecchie” del modello, ma come le prime espressioni di un progetto destinato a segnare un’epoca. Sono le 500 dell’esordio, quelle che riportano il nome e la forma nel presente, e proprio per questo iniziano oggi a collocarsi su un piano diverso. Non è più una questione di utilizzo quotidiano né di compatibilità con le logiche del traffico urbano contemporaneo. Il loro interesse si sta progressivamente spostando verso un ambito più preciso: quello delle vetture da conservare, utilizzare con misura e leggere in prospettiva storica.

A rafforzare questa posizione interviene anche il quadro normativo. A partire dal ventesimo anno dalla prima immatricolazione, queste vetture possono accedere alle agevolazioni previste per i veicoli di interesse storico: riduzioni — fino all’esenzione, a seconda delle normative regionali — sul bollo, oltre alla possibilità di stipulare polizze assicurative dedicate. Tutto questo dopo aver ottenuto il Certificato di Rilevanza Storica (CRS), così come definito dall’Art. 60 del Codice della Strada, attraverso un club Federato Asi o il Registro Fiat Italiano.

È un passaggio importante, perché cambia il modo in cui queste 500 devono essere interpretate. Non sono la scelta ideale per chi vive e si muove ogni giorno in una grande città, dove le limitazioni alla circolazione sono sempre più stringenti. Sono, piuttosto, vetture per chi desidera entrare in possesso delle prime 500 moderne con uno sguardo diverso: non solo come mezzo di trasporto, ma come oggetto destinato a raccontare un momento preciso dell’automobile italiana.

Fiat_500_Star_Rockstar

Le Fiat 500 Euro 5 ed Euro 6 — prodotte dal 2009 fino alla fine della carriera del modello — possono essere considerate oggi sullo stesso piano dal punto di vista dell’utilizzo. Non sono state fissate, allo stato attuale, date certe che impongano lo stop alla circolazione delle Euro 5, e questo vale anche nei contesti urbani più restrittivi. Per questo motivo, la distinzione tra Euro 5 ed Euro 6 non rappresenta oggi un criterio determinante nella scelta.

Sui motori benzina, infatti, il quadro è piuttosto lineare. Il 1.2 Fire attraversa entrambe le fasi normative senza variazioni sostanziali di architettura, mentre il 1.4 16V si colloca esclusivamente nell’ambito Euro 4 ed Euro 5, senza arrivare alla successiva evoluzione Euro 6. È un dettaglio che vale la pena conoscere, perché rende il 1.4 una presenza più circoscritta nella parte finale della produzione.

Di conseguenza, tra una 500 Euro 5 e una Euro 6, la scelta si gioca soprattutto altrove: condizioni generali, coerenza della configurazione, storia manutentiva. La classe ambientale, in questo caso, resta sullo sfondo: non incide in modo concreto sull’utilizzo quotidiano, ma può comunque tradursi in un certo vantaggio economico a favore delle versioni Euro 5.

Un discorso a parte merita la Fiat 500 Hybrid, introdotta negli ultimi anni di produzione della Fiat 500 tipo 312. Il nome può trarre in inganno: non si tratta di un’ibrida nel senso tradizionale del termine, ma di un sistema mild hybrid piuttosto semplice.

In concreto, il motore resta un benzina — il tre cilindri 1.0 FireFly — affiancato da un piccolo motore generatore elettrico (BSG) alimentato da una batteria a bassa tensione. Questo sistema non è in grado di muovere l’auto da solo: non esiste una marcia in elettrico né una reale modalità “zero emissioni”.

Il ruolo del motogeneratore è più limitato e funzionale:

  • supporta il motore nelle fasi di avviamento e ripresa
  • recupera energia in rilascio
  • consente uno Start&Stop più evoluto e fluido

Il risultato è un leggero miglioramento in termini di consumi ed emissioni, soprattutto nell’uso urbano, senza però cambiare in modo sostanziale l’esperienza di guida.

È quindi corretto considerarla per quello che è: una 500 a benzina evoluta, con un sistema elettrico di supporto. Non un’alternativa alle ibride “piene”, ma un affinamento tecnico pensato per adeguarsi alle normative più recenti.

Scegliere tra Euro 4, Euro 5 ed Euro 6, nel caso della Fiat 500 (2007–2024) a benzina, non significa scegliere un motore migliore. Significa scegliere che ruolo vuoi dare a quella macchina.

Le Euro 4 (2007–2008) hanno ormai cambiato natura: non sono più semplicemente le più vecchie, ma le prime. E proprio per questo iniziano a entrare in una dimensione diversa, fatta di interesse storico, agevolazioni e utilizzo non quotidiano.

Le Euro 5 ed Euro 6 (dal 2009 in poi) restano invece pienamente attuali. Oggi non esiste una reale differenza di utilizzo tra le due, e la scelta si gioca su ciò che conta davvero: condizioni, storia, coerenza della vettura. Con un elemento da non trascurare: a parità di tutto il resto, le Euro 5 possono rappresentare anche un’opzione economicamente più favorevole.

Le versioni Hybrid, infine, segnano l’ultimo passaggio evolutivo del modello: non cambiano la natura della 500.

In fondo, la domanda iniziale — Euro 4, 5 o 6? — ha una risposta semplice solo in apparenza.
Perché la scelta giusta non è quella tecnicamente più aggiornata, ma quella più coerente con l’uso che ne farai.

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